Cerignola: Il Segretario Generale della CGIL per la commemorazione di Di Vittorio

“Il sindacato non puo' stare in altro luogo che quello in cui sono i lavoratori”

“Come nascondere la straordinaria emozione di essere tra le grandi e forti radici della CGIL di cui Giuseppe di Vittorio è stato straordinario interprete”. È il messaggio autografo che la segretario generale della CGIL Susanna Camusso ha scritto sul libro degli ospiti dell’Associazione Casa Di Vittorio subito dopo aver ricevuto la tessera del sodalizio e prima di raggiungere il Teatro Mercadante di Cerignola per partecipare all’iniziativa di commemorazione del 55esimo anniversario della morte di Peppino.

Ad attenderla centinaia di cittadini, stipati in platea e nel loggione, e i partecipanti all’incontro sul tema “Di Vittorio e le Camera del Lavoro: diritti, partecipazione, democrazia”, organizzato dall’associazione Casa Di Vittorio e dalla Camera del Lavoro provinciale.

Introdotti da Luca Anziani, componente del direttivo di Casa Di Vittorio, e prima dell’intervento conclusivo della Camusso, sul palco si sono avvicendati: il sindaco di Cerignola Antonio Giannatempo, l’assessore regionale al Lavoro e Welfare Elena Gentile, il segretario generale della CGIL Foggia Mara De Felici, il direttore dell’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea Antonio Leuzzi, il direttore scientifico della Fondazione Di Vittorio Adolfo Pepe. Tra il pubblico anche Wolfango Pirelli, presidente dell’associazione che porta il nome di Pio Galli, il segretario della Camera del Lavoro di Lecco quando, il 3 novembre di 55 anni fa, moriva Giuseppe Di Vittorio.

La riflessione sulla storia e il ruolo delle Camere del Lavoro, a 110 anni dalla loro costituzione, “si inscrive nell’impegno dell’associazione a celebrare una memoria, raccontare una storia, porre in seno alle odierne questioni drammatiche dei diritti, dell’educazione, del lavoro e del ruolo della cittadinanza – ha affermato Luca Anziani – il  senso della vita, della lotta e del pensiero di libertà e responsabilità che fu di Giuseppe Di Vittorio”.

Quelle che Peppino “chiamava Case del Popolo erano il luogo della tutela individuale e collettiva dei lavoratori” (Mara De Felici). “E’ lì che nato il welfare pubblico, la scuola di massa, la cultura popolare” (Antonio Giannatempo) e sono state “un formidabile strumento della lotta all’analfabetismo, primo passo verso l’affermazione di una democrazia effettiva, e l’ultima barriera contro l’avanzata del fascismo, opzione politica di una classe dirigente drasticamente contraria al suffragio universale” (Antonio Leuzzi).

“Le camere del lavoro nascono per combattere la disoccupazione ed hanno il compito principale di limitare gli arbitri dei padroni: rappresentanti di una classe dirigente incapace di ridistribuire le risorse necessarie ad assorbire il surplus di offerta di lavoro che genera la schiavitù del lavoratore” (Adolfo Pepe).

Anche su questa esperienza si fondano le innovative proposte del Piano del Lavoro e dello Statuto dei Lavoratori, che mirano a “rendere il lavoro motore di trasformazione dell’economia e della società” (Susanna Camusso) e sono espressione dello “sforzo di reinventare, ieri come oggi, la relazione tra istituzioni e parti sociali per dare ossigeno all’economia e sanare le ferite della crisi” (Elena Gentile).

“Le Camere del Lavoro sono la sintesi dell’idea che tutti i lavoratori contribuiscono a costruire la cultura del lavoro, ed il luogo in cui i lavoratori offrono solidarietà ad altri lavoratori di fronte alle ingiustizie e agli arbitri – ha concluso Susanna Camusso – Il sindacato non può stare in altro luogo che quello in cui sono i lavoratori”.

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5 novembre 2012
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