Stranieri: “No” grazie!

Fin dalla tenerà età, nelle scuole, ci hanno insegnato ad amare ed accettare il prossimo. Nei nostri libri di allora, mini bagagli culturali, c’erano immagini di bambini di tutti i colori ed etnie che giocavano allegramente tenendosi per mano. E poi cosa è cambiato? Qual è la differenza sostanziale tra il libro e la realtà? La differenza sta nel fatto che il bambino emigrato, spesso e volentieri, rallenta il normale svolgimento delle lezioni creando nelle mamme crisi di panico perché i loro pargoli, rischiando di rimanere indietro col programma, non potranno mai essere qualcuno nella vita, insomma. Per colpa di chi, poi? Per colpa di qualcuno che non è nato sotto la stessa buona stella di ‘’noialtri bianchi’’. Il massimo che si può concedere agli sfortunati in questione è della pietà condita con una buona dose di emarginazione. D’altronde chi vorrebbe in casa uno di loro? Preparargli la merenda, che oscenità! L’importante, però, è andare a confessare i propri peccati in chiesa la domenica mattina, dimentichi del fatto che la storia del Presepe si sia svolta in quel di Betlemme (Palestina) e che i Re Magi erano tutti di paesi diversi. Per non parlare, poi, del lavoro: in questi anni c’è un tasso di disoccupazione elevatissimo, non era così alto dagli anni ’90. Se non c’è lavoro per noi, perché dovremmo beneficiare qualcuno che non appartiene al nostro “gruppo”? Certo, però, quei pomodori devono essere raccolti in qualche modo e a basso costo, magari in nero… Comunque, la soluzione proposta dallo Stato ai suddetti problemi è un tavolo tecnico per l’immigrazione. Questa storia ricorda vagamente un provvedimento adottato dal Comune di Foggia, non molto tempo fa: un autobus dedicato esclusivamente agli emigrati. Un po’ come il vagone bestiame separato da quello atto ad ospitare gli esseri umani, per intenderci. Un altro grande inconveniente causato dai protagonisti di questo articolo è l’occupazione di interi quartieri (in molti altri posti del mondo si tratta di un fenomeno che attira i turisti, in Italia è un problema). Una domanda balena nella testa di molti: chi affitta loro gli appartamenti? La spinosa questione potrebbe essere risolta a monte, come quando si leggevano cartelli con su scritto ‘’NON SI FITTA AI MERIDIONALI’’. Però i soldi, che provengano dalle tasche di un ricco imprenditore o di un povero emigrato, sono comunque soldi. Fino a che punto, quindi, il fenomeno è una piaga sociale? Come tutto il resto, se ne possono trarre benefici oltre che scapiti. La vera soluzione, dunque, dimora nel saper riconoscere nel prossimo un’opportunità. Non dimentichiamo di essere noi stessi figli di emigrati. Riporterò qui un testo tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

‘’Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.”

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7 settembre 2012
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