Foggia: sulle “Narrazioni” e sul romanzo: Calvino, letteratura e cinema

Martedì 27 novembre, ore 18.30. Spazio live della Ubik di Foggia - Il secondo numero della rivista di critica letteraria e il libro di Vito Santoro

Narrare negli anni Zero: oltre il romanzo”. È questo il titolo del secondo numero della rivista letteraria Narrazioni, quaderno nato in seno all’Università di Bari ma aperto a tutti gli atenei pugliesi, dedicato al mondo contemporaneo degli “autori, dei libri e delle eterotopie”. Martedì 27 novembre, ore 18.30, alla libreria Ubik di Foggia (punto vendita della rivista) avrà luogo la presentazione di questa seconda tappa del progetto diretto dal docente Vito Santoro, docenter del FLESS (Dipartimento di Filosofia, Letteratura, Scienze Storiche e Sociali) dell’Università di Bari. Oltre al quaderno di critica letteraria, verrà inoltre presentato anche il libro del direttore di Narrazioni, dal titolo Calvino e il cinema (Quodibet, 2012), il quale apre all’importante rapporto che lega l’autore delle Cosmicomiche con la “decima musa”, dalle recensioni giovanili sull’Unità sino alle sceneggiature cinematografiche del Calvino maturo. Oltre a Vito Santoro, prenderanno parte all’incontro Antonio R. Daniele, assistente delle cattedre di “Storia e critica cinematografica” e “Sistema della comunicazione e della televisione” dell’Università di Foggia, ed Emanuele d’Angelo, docente di “Storia dello spettacolo” presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. Coordina i lavori, Rossella Palmieri, Italianista dell’Ateneo foggiano.

Narrazioni. Narrare negli anni Zero: oltre il romanzo (aa.vv.; Ledizioni, settembre 2012; 14,00 €). Se c’è un elemento che accomuna gli scrittori degli anni Zero, questo va rinvenuto nel rifuggire dall’ambizione a “fare romanzo”; quella ambizione che il Calvino degli anni Sessanta riteneva essere «una trappola ritardatrice in cui cascarono anche i più avvertiti». Solo sfumandone i confini, il romanzo può trasformarsi in uno “spazio altro”, capace di opporsi al dominio del significante, che, iuxta Lacan e Lévi-Strauss, è rivelativo di quella potente, forse magnifica, ma anche terribile allucinazione che la modernità ha forgiato e alimentato, cioè che il simbolico è esso stesso un’illusione senza fondamento. È quello che caratterizza la scrittura ‘eretica’ di Emanuele Tonon, capace di scandagliare quella “ferita” interiore per mezzo della quale «gli esseri comunicano tra di loro e si trovano restituiti alla bellezza della notte» (Bataille). O si pensi a Emanuele Trevi che, in Qualcosa di scritto, attraverso un confronto continuo con Petrolio, avvia un personale percorso iniziatico alla volta dell’indicibile del reale. E un’idea di letteratura come «descrizione composta dell’ultima determinazione di una serie di eventi», per usare le parole del suo autore, Paolo Sortino, caratterizza Elizabeth. Dal canto suo, Piersandro Pallavicini, sul solco di Pier Vittorio Tondelli, offre nella sua “trilogia atomica” il ritratto di un mondo, quello occidentale, in piena dismissione. Giallista anomalo è Francesco Recami, romanziere “vero” che, nei suoi libri conditi amara ironia, offre una collezione di tipi umani e affronta temi come la solitudine, la vecchiaia, il lavoro, l’amore, le angosce contemporanee. Insomma, la vita.

Calvino e il cinema (Quodlibet Studio. Lettere, 2012; pagine 136, € 14,00). In tutti i suoi scritti dedicati al cinema Italo Calvino ha sempre diffuso di sé l’immagine di uno spettatore «medio», appassionato, con un passato di cineclub, mai però interessato alla storia e alla teorica del film. Ma è d’altra parte indubbio che il cinema abbia esercitato una grande influenza sulla sua biografia culturale e artistica. Non potrebbe essere altrimenti per uno scrittore dalla chiara vocazione visiva, che più volte ha riflettuto sulle dinamiche dello sguardo e sullo statuto dell’immagine. Questo volume si propone di indagare il variegato rapporto tra Calvino e la decima musa, dalle recensioni giovanili per «l’Unità» ai contributi critici degli anni Cinquanta per «Cinema Nuovo», dalla sua attività di soggettista e sceneggiatore all’analisi dei film tratti più o meno liberamente dai suoi testi (tra cui Renzo e Luciana di Mario Monicelli, l’eccentrico Cavaliere inesistente di Pino Zac e le raffinate sperimentazioni di Carlo di Carlo e di Francesco Maselli).

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24 novembre 2012
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