Vieste: racket delle estersioni – imprenditori e commercianti denunciano il boss Notarangelo ed il suo braccio destro Raduano

Estorsione aggravata dalla modalità mafiosa derivante dall’art. 7 del D.L. 152/2001: con questa accusa i militari del Comando Carabinieri di Vico del Gargano, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese. Notifica in carcere per il boss di Vieste, ANGELO NOTARANGELO, 34 anni, pluripregiudicato, detto “cindarjiudd”, dal 13 aprile scorso rinchiuso a Trapani, per essere stato arrestato in un’operazione anti-mafia, sempre della Dda di Bari, denominata “Medioevo”. Il suo braccio destro, MARCO RADUANO, 28 anni, pluripregiudicato di Vieste, detto “pallone”,  anch’egli arrestato nella suddetta operazione, era tornato di recente in libertà, i carabinieri lo hanno arrestato nella sua abitazione nella tarda serata di ieri, 14 novembre.
Ad entrambi, nel maggio scorso, sempre su richiesta della DDA con provvedimento del Tribunale di Bari, erano stati sequestrati beni mobili e immobili per un valore di 10 milioni di euro (30 immobili, un bar, una concessionaria di compravendita di auto usate, quote societarie, tre auto e una moto).
La pericolosità dell’organizzazione criminale capeggiata dal boss Notarangelo, affiliato al clan mafioso Li Bergolis di Monte Sant’Angelo, era stata già ampiamente acclarata nell’inchiesta “Medioevo” della Procura Antimafia di Bari che sette mesi fa aveva portato in carcere sette persone con l’accusa di estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso. Le vittime: operatori turistici in modo particolare, ma anche commercianti ed prenditori della zona costretti a subire attentati (ai propri esercizi, alle proprie aziende, ai propri beni mobili e immobili) e minacce di morte qualora non avessero pagato il “pizzo”. Il coraggio di alcuni di loro e la presenza dell’Associazione Anti-racket di Vieste avevano fatto in modo che l’incubo finisse e che gli aguzzini fossero rinchiusi in carcere sette mesi fa.
Ma ora il coraggio di un altro imprenditore consente di aggiungere un prezioso tassello investigativo a quello che è il mosaico che ricostruisce tutta una rete di estorsioni compite negli ultimi anni dal clan Notarangelo e dal clan Raduaro  a Vieste.
L’incubo per il denunciante – un distributore di apparecchi “videopoker” e “slot machine” – ha inizio circa quattro anni fa, quando Notarangelo e Raduano lo minacciarono: se non avesse pagato il “pizzo” gli avrebbero fatto concorrenza aprendo un’attività imprenditoriale analoga nella stessa zona. La minaccia, però, non ebbe nessun effetto. L’imprenditore era certo che i due pregiudicati mai avrebbero potuto “invadere” il suo settore perché non in possesso dei requisiti richiesti. Di fronte a questa resistenza, considerata un vero e proprio affronto, il boss e il suo braccio destro non si arresero e cominciarono a contattare i clienti dell’imprenditore per imporre loro il noleggio delle loro macchinette. L’obiettivo, però, non era certo quello di piazzare propri apparecchi, ma di convincere i titolari di esercizi commerciali a non essere più in affari con l’imprenditore. Di fronte al pericolo più che concreto di perdere tutta la clientela, quest’ultimo decise, nella primavera del 2008, di cedere alla richiesta estorsiva e di accettare l’imposizione di una rata mensile di 800 euro da pagarsi in soluzione semestrale di 4.800 euro. Nel settembre 2010, dopo un’estate magra di guadagni, l’uomo decise di chiedere al boss la rinegoziazione della rata estorsiva perché non più in grado di farvi fronte. La risposta di Notarangelo fu più che eloquente: tre autovetture incendiate e un camion, strumento indispensabile per l’attività imprenditoriale, rubato e restituito solo  dopo il pagamento della rata.
Nel frattempo, proprio un anno fa, l’attività di sensibilizzazione dell’Associazione Anti-racket di Vieste diventava sempre  più incisiva, così come la presenza della Squadra Stato sul Gargano (per il contrasto sia alla mafia di Monte Sant’Angelo sia  a quella di Vieste): un binomio socio-giudiziario più forte della paura che ha convinto l’imprenditore ad affrancarsi dalla morsa dei suoi aguzzini e a denunciare il boss e del suo braccio destro.
“Un plauso particolare va al coraggio straordinario di uomini prima ancora che imprenditori e commercianti – sostiene il Procuratore Antimafia, Antonio Laudati – che hanno voluto dar vita a Vieste a una delle più attive associazioni Anti-racket presenti sul territorio nazionale, in un momento in cui era più forte l’offensiva sferrata dai criminali. Difficile dimenticare l’assassinio dei fratelli Piscopo, operatori turistici proprio di Vieste.  Oggi Vieste, il Gargano, non è più terra di nessuno, preda di clan mafiosi che con la violenza e la paura hanno  imposto  un clima di omertà per tanti anni.  Oggi Vieste e tutto il Gargano sono un esempio di uomini e donne coraggiosi  che ha alzato la testa e deciso di essere al fianco della Squadra Stato”.

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15 novembre 2011
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