Mafia del Gargano: Arrestato pericoloso latitante

Il giovane boss Enzo Miucci aveva preso il posto di Franco Li Bergolis

daunia foggia notizieLe mura domestiche di Monte Sant’Angelo servivano a proteggere anche la latitanza di ENZO MIUCCI, 27 anni di Manfredonia, detto Renzino, ma conosciuto nell’ambiente come “u’ creatur” forse perché fin da ragazzino si era messo al servizio del boss, suo parente, FRANCO LI BERGOLIS , 33 anni di Monte Sant’Angelo, detto “u calcarul”, diventandone prima uno dei fedelissimi, poi il suo braccio destro e ora, dopo la cattura del capo avvenuta il 26 settembre 2010, il suo sostituto. Per questo Miucci aveva deciso, sebbene ricercato da due anni, di restare nel quartier generale della Mafia del Gargano (Monte Sant’Angelo) proprio per mantenere le fila dell’organizzazione criminale di stampo mafioso fortemente indebolita non solo dalla cattura del boss Li Bergolis, ma anche dopo quella del boss emergente del clan Li Bergolis, GIUSEPPE PACILLI, 39 anni, di Monte Sant’Angelo, detto “Beppe u’ montanar”, avvenuta il 13 maggio scorso, in una masseria nei boschi sempre di Monte Sant’Angelo.
Miucci è stato arrestato il 31 ottobre scorso a casa sua, dai carabinieri del Ros e del Nucleo Investigativo di Foggia, coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari. Dopo la sua scomparsa (avvenuta il 30 maggio del 2009) la sua famiglia aveva lasciato Manfredonia e si era trasferita a Monte Sant’Angelo. A conferma di come il paese venga considerato il posto più sicuro per i latitanti e per le loro famiglie: qui i boss, i loro parenti e i loro più stretti collaboratori possono, con ogni probabilità, godere di una rete di protezione non possibile in altre zone del Gargano, che sono sotto l’influenza del clan Li Bergolis.
Miucci si nascondeva nella stanza dei suoi bambini, nell’armadio, lì dove  aveva ricavato un doppio fondo dove si nascondeva ogni volta che le “sentinelle” appostate intorno alla sua abitazione lo avvisavano dei controlli delle forze dell’ordine. L’altra sera, però, i controlli sono stati più minuziosi e Miucci si è consegnato ai militari del Ros senza fare resistenza. In casa sono stati sequestrati anche: una trentina di cartucce di vario calibro per pistola, uno scanner rilevatore di frequenze radio elettroniche, un binocolo utilizzato per controllare le vie di accesso alla sua abitazione e denaro in contante per circa seimila euro possibile provento dell’attività di estorsione e della vendita di sostanze stupefacenti.
Miucci perde il padre, Antonio ucciso dai killer dei clan avversari Primosa-Alfieri, quando aveva solo 9 anni, in una calda giornata di agosto. Un omicidio che segnerà la sua vita per sempre. “Adottato” dal parente Franco Li Bergolis, all’epoca solo adolescente cresce nella convinzione di dover vendicare il padre, ma di mettersi in tutto e per tutto al servizio del clan. E’ lui in prima persona a garantire non solo che la latitanza del boss fosse sicura, ma a fornirgli tutti i confort necessari. Forse lui stesso riesce a tessere quella rete di rapporti con i clan foggiani, Sinisi-Francavilla, che serviranno a Franco Li Bergolis non solo per intrecciare alleanze preziose, ma ad avere validi sostegni di copertura proprio durante i quasi due anni di latitanza (566 giorni per la precisione). Gli investigatori antimafia di Bari avevano intuito il ruolo del Miucci e avevano chiesto e ottenuto per lui una misura cautelare che lo avrebbe, il 22 giugno scorso, portato  in carcere. Miucci, però, in quell’occasione sfugge all’operazione che porterà all’arresto di oltre una decina di persone (molti dei quali del clan Francavilla) accusate proprio di aver favorito la latitanza del boss Li Bergolis.
Insomma, quella del Miucci, nonostante la giovane età, è sicuramente una delle figure di spicco della mafia del Gargano, che in poco più di un anno vede dietro le sbarre tre dei più pericolosi e ricercati latitanti.
La Procura Antimafia di Bari, nel congratularsi con i Carabinieri di Foggia e del Ros per la brillante operazione, evidenzia ancora una volta la circostanza che Li Bergolis, Pacilli e Miucci sono stati tutti catturati a Monte Sant’Angelo, culla della mafia Garganica e roccaforte della stessa. Lo splendido risultato ottenuto con l’arresto dei tre (Li Bergolis è stato arrestato dai Carabinieri, Pacilli dalla Polizia) è la conferma di come la Squadra Stato è in grado di dare risposte se la sinergia delle forze in campo viene incanalata in un unico obiettivo: la sconfitta della mafia e il ripristino della legalità.  La Procura sottolinea, infine, che la Squadra Stato non potrebbe “giocare una partita” così importante sul territorio senza il contributo di tanti giovani e di tanti imprenditori che hanno deciso di “scendere in campo” a giocare la stessa partita al fianco della Legalità.

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2 novembre 2011
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