Lesina: Allarme del WWF sulla presenza del “gambero killer” nella Laguna

Gambero killer

Gambero killer (Procambarus clarkii)

Confermata la presenza nella Laguna di Lesina di un pericoloso sterminatore di vita.

Il  WWF ha avvistato, in uno dei numerosi corsi d’acqua a est della Laguna di Lesina nel territorio di Torre Mileto, alcuni esemplari di “gambero killer”, il cui nome scientifico è Procambarus clarkii, un crostaceo d’acqua dolce originario della Louisiana.

In questa zona umida, con il passare dei decenni, si sono formati numerosi habitat che ospitano un certo numero di specie animali e vegetali, ma adesso a minacciarle seriamente vi sono i gamberi killer.

Attualmente è considerato il gambero di fiume più diffuso al mondo e la specie “aliena” più dannosa: possiede un’elevata adattabilità, aggressività e potenzialità riproduttiva che ne fanno un notevole pericolo per gli ecosistemi in cui viene introdotto.

Il Dott. Tommaso D’Anello, specialista in Conservazione e Gestione del Patrimonio Naturale, che per il WWF Foggia si sta occupando della questione, evidenzia che: <<Quando arriva in una zona umida il gambero della Louisiana si adatta rapidamente, occupando in poco tempo svariati tipi di habitat acquatici, grazie sia alla tolleranza a condizioni ambientali estreme sia al suo comportamento alimentare, si ciba, infatti, di ogni sostanza organica disponibile animale e vegetale. È stato accertato che negli ambienti in cui è presente tende a diventare l’anello più forte della catena ecologica. È capace di sopravvivere in acque lentiche, asfittiche, inquinate e anche con una certa percentuale di salinità>>.

La freccia indica dove è stat trovato il gambero killer

La freccia indica dove è stat trovato il gambero killer

Allarmanti sono i dati che caratterizzano questa specie. Una singola femmina può produrre fino a 600 uova e riprodursi più di una volta all’anno, quindi in poco tempo i gamberi killer possono raggiungere un’elevata densità. I maschi riproduttori sono in grado di spostarsi, anche fuori dall’acqua, di giorno e di notte, riuscendo a percorrere diversi chilometri in pochi giorni. Ciò gli consente di ampliare l’areale di distribuzione e colonizzare nuovi siti. È un ottimo scavatore. Costruisce gallerie sotterranee, utilizzate in momenti delicati del suo ciclo biologico come ad esempio la riproduzione, profonde anche fino a 5 metri, complesse e ramificate che rappresentano un problema per la stabilità degli argini dei corsi d’acqua, per la vegetazione riparia e per le coltivazioni agricole. Con la sua intensa attività di scavo (possono smuovere fino a 40.000 Kg/ha di suolo) il gambero intorbidisce le acque: la luce penetra con più difficoltà e questo ostacola la crescita delle piante acquatiche.

Diverse, evidenzia il WWF, sono le ipotesi formulate per spiegare la presenza di tale specie “aliena” nelle acque interne del Parco Nazionale del Gargano. Alcune persone allevano tale specie per fini commerciali e/o alimentari e da questo allevamento certi individui si sono dispersi colonizzando i canali limitrofi. Alcune aziende di pesca sportiva hanno introdotto tale specie e anche qui, se non sono stati adottati tutti gli accorgimenti tecnici, alcuni individui si sono dispersi.  Altre ipotesi è che sono stati introdotti solo per diletto, oppure, grazie alla sua notevole capacità di  spostamento, che sia arrivato per gradi da territori limitrofi.

 «La presenza del gambero killer rappresenta un pericolo di vaste proporzioni per le zone umide del Gargano – ha dichiarato Carlo Fierro presidente del WWF Foggia –  Vi è il concreto rischio che alcune specie di anfibi e piante acquatiche possano estinguersi localmente e ciò sarebbe una grave perdita di biodiversità per il Parco. Occorre da parte degli Enti preposti un rapido intervento per stabilire le cause della sua importazione e fermare il fenomeno. Molti Paesi europei e Regioni italiane da tempo si sono mosse, anche legiferando in materia, e l’Unione Europea ha certificato che il gambero killer rientra nella lista delle 100 specie invasive più pericolose al mondo. In altre zone d’Italia esistono progetti per sterminarlo in favore del nostro gambero autoctono. Va tenuto presente inoltre che, in assenza di controlli e quindi di certificazione sanitaria, il consumo alimentare di questi crostacei potrebbe risultare pericoloso in quanto accumulatore di metalli pesanti e di tossine microalgali».

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9 maggio 2013
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