Deliceto: Il secco e l’umido- intervista in esclusiva all’ing. Centola responsabile tecnico della discarica di Deliceto

Un impianto di biostabilizzazione serve a trattare meccanicamente e biologicamente i rifiuti urbani. Se a monte non vi è la raccolta differenziata, il rifiuto arriva negli impianti indifferenziato e, quindi, necessariamente, prima di essere trattato, deve essere “diviso”, separando meccanicamente l’umido dal secco.

Il secco (carta, vetro, metalli, plastica) non deve finire in discarica ma essere riciclato. L’umido, invece, viene trattato biologicamente (biostabilizzato), in apposite biocelle, accelerandone la decomposizione e la trasformazione. Il calo di peso che i rifiuti subiscono durante il processo di biostabilizzazione è definito tecnicamente “perdita di processo”. Generalmente, un impianto efficace, determina una “perdita di processo” che oscilla dal 30% al 33%. Con il processo di biostabilizzazione e compostaggio, il rifiuto viene trasformato: in parte può diventare CDR, ossia combustibile derivato da rifiuti; in parte compost, miscela di sostanze umificate (trasformate in humus), utilizzabile in agricoltura come fertilizzante biologico; in parte in RBD, ossia rifiuto biostabilizzato da discarica, le c.d. “ecoballe” che, come può intuirsi, possono finire in discarica avendo perso gran parte dell’intrinseco potere inquinante.

L’intero ciclo sommariamente descritto può variare in base al tipo di impianto realizzato ma, in ogni caso, è forse la migliore soluzione al problema dei rifiuti.

***

Come è noto, sino al 30 marzo 2009, la discarica di Deliceto ha funzionato semplicemente come centro di raccolta dei rifiuti, accumulati indiscriminatamente a cielo aperto, senza nessuna cautela. Non c’è bisogno di grandi studi per capire che, questo tipo di discarica è, in maniera intrinseca, un “disastro ambientale”.

Dal primo aprile 2009, è entrato in funzione l’impianto di biostabilizzazione realizzato dalla società AGECOS S.p.A., cui è affidata pure la gestione della discarica di servizio adiacente. Il dott. Michele Losappio, ex Assessore Regionale all’Ecologia, visitando il sito ubicato in contrada “Catenaccio”, in data 16-4-2009, dichiarò di essere particolarmente soddisfatto perché era stato realizzato, da un piccolo Consorzio ATO, uno degli impianti più all’avanguardia d’Europa. Bene, il danno prodottosi sino a marzo 2009 rimane, ma con il nuovo impianto, forse, si può finalmente tirare un sospiro di sollievo. Forse…

Il 13 ottobre del 2010, sul sito ufficiale del Comune di Deliceto, viene pubblicata la documentazione relativa al piano d’ambito della gestione rifiuti. Nei documenti di sintesi è possibile leggere frasi preoccupanti, come le seguenti:

“L’attuale impianto di biostabilizzazione effettua la selezione secco/umido a monte del processo, per cui vi è la necessità di effettuare l’adeguamento dell’impianto alle previsioni del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti n. 187/2005, ossia con la selezione secco/umido a valle (…)”;

L’attuale impianto non ha capacità sufficiente per poter trattare tutto il rifiuto indifferenziato in ingresso, nonostante la sua progressiva riduzione dovuta all’incremento della raccolta differenziata e alla riduzione dei conferimenti extra bacino. Per cui vi è la necessità di raddoppiare la capacità dell’impianto con la costruzione di due nuove biocelle”;

“La discarica di servizio/soccorso (…) avrà una volumetria residua al 31/12/2010 (…) tale da coprire i flussi di rifiuti previsti dal piano fino al 2013/2014, a fronte di una considerevole diminuzione dei flussi extra – bacino. In assenza di tale ridimensionamento (…) la volumetria residua disponibile si esaurirebbe nell’arco di un anno. Si prevede, dunque, la realizzazione di un nuovo lotto di discarica di 80.000 mc adiacente ai lotti esistenti (…)”.

Forse, non c’è da stare tranquilli. Preoccupati, abbiamo deciso di rivolgere qualche domanda al responsabile tecnico della discarica ing. Centola. Di seguito pubblichiamo in modo integrale le sue risposte.

Qual è la percentuale di differenziata realizzata complessivamente dai Comuni appartenenti al Consorzio ATO FG 5? Qual è il comune più “virtuoso”?

La percentuale di raccolta differenziata dell’ATO FG/5 nel 2009 è stata del 12%. Nel 2010 è al 14%, dato, però, aggiornato a 9 comuni su 10. I più virtuosi sono Candela e Anzano le cui percentuali di raccolta differenziata sono per entrambi attestate intorno al 50%.

Le nuove normative in materia, impongono ai Comuni di attuare la raccolta differenziata, prevedendo, per il caso di inadempimento addirittura la possibilità di commissariamento. Perché a Deliceto non è ancora partita la raccolta differenziata, nonostante vi sia una legge che la impone?

Sì, è vero che la norma impone certi standard, ma non fa riferimento a come e dove ricercare risorse esterne per l’implementazione del servizio se non attraverso l’autofinanziamento. Mi risulta che, relativamente a Deliceto, è alla fase finale la messa a punto del progetto per una differenziata spinta. Va altresì considerato che, con l’approvazione del Piano d’Ambito del Consorzio ATO FG/5, si addiverrà all’individuazione del “gestore unico” che subentrerà a tutte le gestioni attuali. Quest’ultimo avrà l’obbligo di rispettare i criteri ed i parametri per portare al 65% la raccolta differenziata nell’intero ATO FG/5 già dal primo anno.

Come funziona l’impianto di biostabilizzazione a servizio del Consorzio ATO Foggia 5? Può descriverci sommariamente il trattamento cui viene sottoposto il rifiuto?

L’impianto di biostabilizzazione è stato progettato e realizzato secondo i disciplinari tecnici previsti dall’Ufficio del Commissario delegato per l’emergenza in Puglia ed in linea con la volontà dell’Unione Europea di evitare lo sversamento in discarica dei cosiddetti rifiuti tal quali. Il funzionamento è tutto sommato semplice; il rifiuto raccolto in modo indifferenziato nei Comuni viene triturato e vagliato. Dei due sottoprodotti uno, il sovvallo, ricco della frazione organica viene portato alla biostabilizzazione, mentre il sottovaglio viene pressato ed allocato in discarica in attesa della messa a regime dell’impianto di CDR provinciale. Il sovvallo umido, quindi, entra nelle celle di biostabilizzazione che sono, di fatto, dei capannoni chiusi dotati di pavimento insufflante, cioè che permette il passaggio forzato di aria, e del sistema di bagnatura dalla volta. Il materiale vien messo in cumuli longitudinali ed il processo parte per un periodo di 14 gg, al termine del quale il parametro di controllo detto IRDP (indice di respirazione potenziale) deve essere inferiore a quello imposto dalla norma prima di essere depositato in discarica come RBD (rifiuto biostabilizzato da discarica). Durante tale processo, controllato con sonde di temperatura ed ossigeno, avviene la biodegradazione accelerata del rifiuto umido e la sua igienizzazione. L’aria esausta viene trattata mediante biofiltro attivo prima dell’immissione in atmosfera.

Nei documenti di sintesi del piano d’ambito è scritto che “l’attuale impianto di biostabilizzazione effettua la selezione secco/umido a monte del processo, per cui vi è la necessità di effettuare l’adeguamento dell’impianto alle previsioni del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti. Può spiegarci come avviene attualmente il processo di separazione secco/umido e le ragioni per le quali è necessario adeguare il processo?

Il 90% degli impianti complessi, in Puglia, opera in questo modo: triturazione – biostabilizzazione – selezione meccanica e trasferimento dei prodotti ai rispettivi destini. L’impianto di Deliceto opera, insieme a qualche altro, nel seguente modo: triturazione + selezione meccanica + biostabilizzazione dei soli sovvalli. Tale scelta, autorizzata con decreto commissariale, comporta una riduzione di superficie e volumi tecnologici e, conseguentemente, di costi di esercizio. La necessità di realizzare delle biocelle in più serve, in particolare, per rendere il sottoprodotto “sopravaglio” più secco e più recuperabile da parte dell’impianto di produzione del CDR.

Dopo essere stato separato, il secco (plastica carta, vetro, metalli) viene riciclato o va indiscriminatamente in discarica?

No, questa separazione è propedeutica solo all’imballaggio da trasferire all’impianto di CDR. In quest’ultimo, le frazioni vengono valorizzate a valle di sofisticati impianti di separazione automatica, in modo che il CDR possa essere valorizzato in impianti a combustione quali termovalorizzatori, cementifici, calcifici, ecc…

Qual è, in percentuale, la perdita di peso subita dai rifiuti al termine del processo di biostabilizzazione? Corrisponde a quella programmata? In altri termini, la “perdita di processo”, dopo la biostabilizzazione è conforme alle quantità progettuali previste?

La perdita di peso è pari al 35-40%, la perdita di volume è del 30-35%. Entrambi sono in linea con i dettami normativi.

A Deliceto, quindi, non viene prodotto CDR (combustibile derivato da rifiuti)?

No, noi non produciamo CDR. Come detto prima, esso è di competenza di un impianto provinciale attualmente in fase di collaudo. La percentuale destinabile è più del 55% del rifiuto indifferenziato in ingresso.

Al termine del processo, viene prodotto compost? In che percentuale? Che fine fa il compost prodotto?

Anzitutto chiariamo che il compost non viene prodotto con il sovvallo di cui prima. Esso viene prodotto dalla sola frazione organica dei rifiuti cosiddetti umidi, se e solo se rinvenienti da una buona raccolta differenziata fatta a monte, cioè direttamente nei comuni. A tale frazione si aggiungono le ramaglie, gli sfalci e le potature che ne fanno da strutturante. Il compost prodotto attualmente è in fase di studio da parte del CIC (Consorzio Italiano Compostatori) per il suo perfezionamento e affinamento, in modo da renderlo commercializzabile. Tutta la frazione umida viene trasformata in compost e non viene messo in discarica.

Al termine del processo viene prodotto RBD (rifiuto biostabilizzato da discarica)? In che percentuale? Che fine fa l’RBD prodotto?

L’RBD viene prodotto, come detto, dal sovvallo della fase di selezione dei rifiuti indifferenziati. Esso e in media il 45-50% dei rifiuti in ingresso. Dopo la biostabilizzazione subisce le perdite di peso e volume già descritte. L’RBD viene messo in discarica.

Vi sono scarti e materiali non processabili? In che misura?

Ci sono molti metalli che vengono intercettati prima della triturazione e vengono ceduti gratuitamente alle aziende di commercio di rottami ferrosi.

Vi è una percentuale di umido che, raffinata, comunque finisce in discarica?

Non mi risulta.

Esiste un verbale di collaudo dell’impianto?

Certo. Essendo un’opera pubblica cofinanziata con fondi europei, per l’ottenimento della Autorizzazione Integrata Ambientale cosiddetta AIA-IPPC, era necessario acquisire il collaudo tecnico ed amministrativo dell’opera.

La funzionalità ed efficacia dell’impianto vengono verificate periodicamente? Da chi?

Essa è verificata direttamente in sitù e la manutenzione è in capo alla società che la gestisce. Le analisi dell’aria, del percolato e dei rifiuti prodotti sono, invece, verificate e controllate da una società esterna di nomina del gestore. Valgono, ai fini dell’efficacia della AIA-IPPC, tutte le azioni intraprese dagli enti di controllo quali ARPA, Polizia Provinciale ambientale, ecc… La buona gestione dell’impianto è disciplinata nell’autorizzazione AIA-IPPC rilasciata ai sensi del D.Lgs 59/2005.

Il Comune di Deliceto o l’ATO hanno mai commissionato una verifica straordinaria a propri consulenti di fiducia?

No, perché l’impianto funziona correttamente e non sono mai arrivate richieste dagli enti di controllo che, oltre a fare direttamente le analisi prima descritte, sono periodicamente aggiornate sull’andamento dell’impianto mediante notificazione delle risultanze delle analisi.

Che significa che l’attuale impianto non ha capacità sufficiente per poter trattare tutto il rifiuto indifferenziato in ingresso?

Significa che l’impianto non è stato progettato per sopperire alle esigenze di mezza provincia, almeno per quel che riguarda l’impianto complesso. Pertanto, superata la capacità fisica e tecnologica di trattamento, ovvero 90-100 t/d, la restante parte viene trattata e smaltita come previsto dalla circolare M.A.T.T.M. 30/06/2009.

E’ prevista la creazione di nuove biocelle destinate ad ampliare l’impianto di biostabilizzazione?

Sì, è prevista la realizzazione di n. 2 nuove biocelle.

E’ prevista la realizzazione di un nuovo lotto per far fronte al prossimo esaurimento dei lotti già esistenti?

No, tutto dipende dall’emergenza provinciale, senza la quale il volume residuo di discarica garantirebbe 8-10 di autonomia.

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27 novembre 2010
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